14 November 2020
Attenzione
I dati sono aggiornati al 14/11/2020. I commenti sono quelli del post originale del 27 Aprile 2020.
I dati
Oggi cerchiamo di riassumere l’andamento del COVID a livello europeo e determinare quale è, anche solo indicativamente lo stato dell’Italia rispetto a quello degli altri paesi europei, rispetto alla pandemia.
I dati utilizzati oggi sono scaricabili dal sito del European Centre for Disease Prevention and Control. In questo database sono raccolti le serie storiche dei dati a livello mondiale sul COVID, ma le uniche variabili che contengono sono il numero di casi e di decessi non cumulati, quindi non ci sono dati né su tamponi, né su ospedalizzati, che sono molto importanti per valutare lo stato e l’andamento dell’epidemia.
I dati che si scaricano dal sito, una volta importati in R sono rappresentati nella seguente tabella. Se si vogliono esplorare i dati “con le mani” le entrate della tabella sono riordinabile e anche filtrabili. (Grazie al pacchetto DT, che ha una potenza incredibile!!!)
Altre fonti per i dati sulla diffusione del COVID a livello mondiale sono:
- World Health Organization le serie storiche dei dati si possono scaricare direttamente da questa pagina, in cui si possono anche vedere alcune rappresentazioni grafiche.
- Our world in data questo sito è molto bello, ricchissimo e completamente open source. In particolare, i dati sono scaricabili dal loro progetto github e a questa pagina si trovano tutti i link ai siti nazionali per ottenere i dati a livello mondiale forniti dagli stati stessi.
L’andamento del COVID in Europa
In Figura 1 è rappresentato l’andamento del numero di casi totali osservati in Europa. Si vede che in molti paesi europei la curva ha una pendenza minore, ma spesso con valori ancora elevati.
Ci sono naturalmente anche paesi che invece hanno avuto un netto appiattimento della curva, in particolare questo è vero per l’Austria, che è uno dei paesi noti per aver avuto un’elevata incisività delle polititche di distanziamento sociale.
Figure 1: Numero totale di casi
Nel primo grafico di Figura 2 sono rappresentati il numero di casi rispetto alla popolazione1, in questo caso possiamo notare che l’andamento del numero di casi a livello nazionale è molto diverso dal punto di vista dell’ordinamento. Quello che si nota è che le “città stato” sono ai vertici della classifica, le spiegazioni di questo fenomeno possono essere molteplici tra cui forse il fatto che su popolazioni così piccole anche minuti “errori” possono essere amplificati.
Per questo motivo nel grafico successivo sono state direttamente rappresentate gli stati con popolazioni di numerosità maggiore o uguale di 10.000.000 (10e7). Tra questi stati si vedono effettivamente meno outliers. Quello che si nota è che il Belgio ha un numero di casi molto elevato rispetto alla popolazione, mentre la Germania (che in termini assoluti è abbastanza alto) in termini relativi non altissima.
Una attenzione particolare, la merita la Gran Bretagna (UK), infatti nonostante sia in termini assoluti (Fig. 1), sia in termini relativi presenta una crescita estremamente elevata e che, soprattutto non accenna a diminuire.
Figure 2: Proporzione di casi rispetto alla popolazione
Figure 2: Proporzione di casi rispetto alla popolazione
Questo andamento è testimoniato dal grafico in Figura 3 in cui si vede che attualmente i tassi di crescita relativi maggiori sono quelli di Spagna, Belgio, UK, Portogallo e Svezia, che è una dei paesi in cui è noto che nelle ultime settimane ci sono stati problemi di alta diffusione.
Figure 3: Proporzione di nuovi casi ogni 100000 abitanti
In Figura 4 sono rappresentati gli analoghi grafici ma per i decessi. Anche per i decessi l’andamento che si osserva è molto simile a quello dei casi.
Figure 4: Grafici relativi all’andamento dei decessi
Figure 4: Grafici relativi all’andamento dei decessi
Figure 4: Grafici relativi all’andamento dei decessi
Infine, in Figura 5 è rappresentato il tasso di letalità osservato nelle popolazioni a partire dal 2 marzo. Osserviamo che evidentemente la raccolta dati dell’Ucraina (o almeno la loro diffusione) è iniziata solo a metà marzo e questo dovrebbe spiegare quel picco attorno a tale data.
L’andamento di questo grafico è (o meglio dovrebbe essere) abbastanza sorprendente almeno per due ragioni:
- il tasso non è stabile nel tempo: praticamente in tutti i paesi si vede un andamento crescente del tasso di letalità. Mentre questo fatto ce lo saremmo potuti attendere nella fase iniziale, dopo ci si aspetterebbe una stabilizzazione.
- si osservano “clusters” tra i paesi: dal grafico si osservano gruppi di paesi che hanno livelli di letalità diversi ( e che cambiano parzialmente nel tempo), sembrano esserci due macro-clusters: uno con livelli al di sopra del 10% e l’altro con livelli al di sotto del 6%.
Figure 5: Grafici relativi all’andamento dei decessi
Queste differenze non credo siano ascrivibili a reali differenze reali tra i paesi. Credo, e sono solo supposizioni personali, che una delle cause principali di questa variabilità dipenda dall’accuratezza della raccolta dati e dai dati a a disposizione, ad esempio sappiamo che una misura fondamentale è la quantità di tamponi somministrati: se non si fanno tamponi, non si rilevano casi e il denominatore non è rappresentativo; naturalmente in paesi in cui la diffusione della malattia è elevato i tamponi sono stati fatti prevalemente a soggetti con sintomi gravi, quindi più soggetti ad un decorso infelice della malattia, in altre parole si crea una distorsione nel campionamento. Un secondo motivo potrebbe essere la disponibilità di cure in base al numero di malati, questo fattore è sempre connesso alla diffusione del virus, ad esempio in Italia dal punto di vista degli ospedalizzati, il picco degli ospedalizzati si è verificato tra la seconda metà di marzo e l’inizio di aprile, in questo periodo non si può pensare che (nonostante tutti gli sforzi fatti dagli operatori sanitari), lo “standard qualitativo” delle cure sia lo stesso di un periodo normale, infatti è proprio in questo periodo che si è avuto un picco di decessi, nonostante anche dopo questo periodo il numero di positivi sia continuato a crescere.
Inoltre, ci sono valori come quello della Francia che sono oltre ogni livello atteso di letalità della malattia, anche volendo includere gli asintomatici.
La diffusione odierna del COVID in Europa
Finiamo questa carrellata con uno sguardo alla situazione odierna per quanto riguarda i livelli di diffusion della malattia e della sua letalità.
Di seguito riporto infine la tabella con i valori utilizzati per costruire il grafico.
Il riferimento è alla popolazione del 2018 fornita dallo European Centre for Disease Prevention and Control↩︎